• “Istituzione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale ed altre disposizioni in materia di prevenzione ed assistenza alle vittime della strada”

    I tanti incidenti che quotidianamente avvengono sulle nostre strade meritano una soluzione al problema. Ancora più gravi risultano gli incidenti causati da un conducente in stato di ubriachezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti.

    Negli anni la scarsa attenzione al volante acuita dall’uso di sostanze stupefacenti o sotto l’effetto di alcol ha determinato migliaia di vittime innocenti.

    Occorre pertanto intervenire in materia di sicurezza stradale per evitare ulteriori e inutili spargimento di sangue sulle nostre strade.

    In relazione a queste drammatiche situazioni appare urgente colmare una lacuna che pregiudica la possibilità di invertire le tendenze in atto e di determinare un miglioramento della sicurezza stradale, istituendo una struttura tecnica dedicata alla sicurezza stradale in linea con gli standard europei.

    La presente proposta di legge interviene al fine di istituire l’Agenzia nazionale per la sicurezza stradale, un organo che tenga conto sia delle esperienze che altri Paesi europei hanno sviluppato in questa materia, sia delle indicazioni del Piano nazionale della sicurezza stradale sia di quanto contenuto nell’atto di indirizzo per il governo della sicurezza stradale.

    S’intende realizzare una struttura tecnica che gestisca in modo unitario tutta la materia della sicurezza stradale, già realtà nella maggior parte dei Paesi membri dell’Unione europea che da tempo hanno costituito apposite strutture. Recependo e rilanciando il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale istituito dalla legge del 144 del 1999, mai effettivamente concretizzato.

    Nella presente proposta di legge sono delineati, pertanto, i caratteri fondamentali dell’Agenzia nazionale per la sicurezza stradale, tenendo conto sia delle esperienze che altri Paesi europei hanno sviluppato in questa materia, sia delle indicazioni del Piano nazionale della sicurezza stradale, sia di quanto contenuto nell’atto di indirizzo per il governo della sicurezza stradale.

    Sono descritte inoltre le finalità perseguite dall’Agenzia nazionale, che si propone, tra le altre finalità, anche di garantire:

    1. a) le attività di assistenza alle vittime della strada attraverso una centrale operativa (con numero verde e con portale tematico) che funzionerà nel tempo anche come centro di formazione per il personale dei centri di assistenza territoriali che saranno progressivamente attivati dagli enti locali e dalle regioni:
    2. b) le attività dell’Istituto di prevenzione, ricerca e innovazione per la sicurezza stradale (articolo 8) per mettere in linea il nostro Paese con quelli più avanzati in Europa che hanno già da tempo tale struttura di ricerca;
    3. c) l’operatività della Consulta nazionale sulla sicurezza stradale (articolo 10), luogo ideale del confronto tra le organizzazioni economico-sociali interessate alla sicurezza stradale in grado di esprimere pareri obbligatori al Governo, alle Camere e agli enti locali, seppur non vincolanti, sulla materia.

    L’Agenzia nazionale si configura, in sintesi, come un organo di governance che tutti i giorni dell’anno si occupa a « tutto tondo » delle politiche di sicurezza stradale impegnando competenze tecnico professionali che il nostro Paese ha in buon numero.

    Viene descritta la struttura e la composizione organica, le modalità di finanziamento, nonché le materie che l’Agenzia nazionale coordinerà.

    Analizza quindi la necessità di istituire il Comitato interministeriale per la sicurezza stradale, con lo scopo di coordinare e di fornire le linee programmatiche concernenti la sicurezza stradale ai Ministeri interessati, oltre che all’Agenzia nazionale; è in sostanza un organo di governance politico necessario, con cui l’Agenzia nazionale deve interfacciarsi.

    Stabilendo dunque, a prescindere dalla natura pubblica o privata del gestore, il servizio stradale è a tutti gli effetti pubblico, con la conseguenza che la messa a norma e la manutenzione programmata delle strade sono obbligatorie erga omnes. Così come obbligatorie sono la predisposizione di un contratto di servizio, nel quale sono indicati gli obblighi di gestione, e la carta dei servizi all’utenza, nella quale sono indicati specificatamente gli obblighi verso l’utenza sia relativi alla difesa attiva che al risarcimento del danno.

    Viene inoltre affrontato il problema dell’assistenza e del ristoro alle vittime della strada. Ogni anno, infatti, sulle strade italiane ci sono migliaia di vittime della strada e invalidi gravi. È pertanto prevista l’istituzione del Centro nazionale di assistenza alle vittime della strada, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, gestito anche con il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, grazie al quale le vittime potranno ricevere qualificate assistenza e consulenza in campo medico, sociale, psicologico e legale;

    si prevede un potenziamento del ruolo attualmente svolto dalla Consulta nazionale sulla sicurezza stradale, costituita da un accordo tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, poiché tale organo necessita di un forte e rinnovato impulso. Pertanto, con la presente proposta di legge si prevede che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in collaborazione con l’Agenzia nazionale, riformi e rafforzi il ruolo e le funzioni della Consulta, definendo mezzi finanziari certi, personale, assetti organizzativi e di direzione;

    In ultimo si prevede  l’istituzione di un coordinamento da parte del prefetto per tutto ciò che concerne il pattugliamento delle strade al fine di avere un reale monitoraggio del fenomeno.

     

     

    PROPOSTA DI LEGGE

    Istituzione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale

    ed altre disposizioni in materia di prevenzione ed assistenza alle vittime della strada

     

    ART. 1.

    (Agenzia nazionale per la sicurezza stradale).

     

    1. E` istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri l’Agenzia nazionale per la sicurezza stradale, di seguito denominata «Agenzia». L’Agenzia esercita la gestione e il controllo delle attività connesse alla circolazione e alla sicurezza stradali e fornisce un supporto tecnico al Governo, alle Camere e agli enti locali al fine di garantire un livello di sicurezza stradale adeguato e in linea con gli obiettivi fissati dall’Unione europea e dal Piano nazionale della sicurezza stradale.
    2. L’Agenzia è dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia organizzativa, gestionale e contabile.
    3. L’Agenzia ha sede in Roma e può articolarsi in sezioni periferiche.

     

    ART. 2.

    (Finalità dell’Agenzia).

     

    1. L’Agenzia ha le seguenti finalità:
    2. a) dare attuazione all’impegno di ridurre l’incidentalità stradale e il numero dei feriti e dei morti secondo le indicazioni dell’Unione europea e del Piano nazionale della sicurezza stradale;
    3. b) programmare gli interventi necessari ai fini dell’attuazione della finalità di cui alla lettera a), attraverso l’individuazione di apposite linee prioritarie, tra le quali, in particolare, la promozione e lo sviluppo del trasporto pubblico locale, la ripartizione dei fondi messi a disposizione dalle leggi di finanziamento, l’assistenza alle regioni e alle amministrazioni locali nonché la verifica delle misure adottate in materia di circolazione e di sicurezza sulle strade, comprese quelle gestite direttamente dall’Ente nazionale per le strade (ANAS) Spa e dalle società concessionarie;
    4. c) fornire pareri obbligatori preventivi, dare indirizzi per l’azione e coordinare gli interventi sulla circolazione per migliorare la sicurezza stradale posti in essere dalle regioni, dalle province, dai comuni, da altre amministrazioni pubbliche e da altri soggetti pubblici e privati in materia di sicurezza stradale;
    5. d) predisporre annualmente la relazione alle Camere sullo stato della sicurezza stradale in Italia;
    6. e) aggiornare ogni tre anni il Piano nazionale della sicurezza stradale sulla base dei risultati ottenuti e delle disposizioni emanate a livello nazionale e dell’Unione europea;
    7. f) fornire indirizzi per l’azione e coordinare la raccolta, la verifica e la diffusione delle informazioni e dei dati sul traffico, sulla viabilità e sulla sicurezza stradale utilizzando i mezzi d’informazione e gli strumenti di comunicazione messi a disposizione dalla tecnologia;
    8. g) promuovere e sviluppare la ricerca sulle tecniche di costruzione, manutenzione e gestione delle strade, nonché dei veicoli, anche al fine di predisporre specifiche normative tecniche, in conformità alle normative tecniche emanate dall’Ente nazionale italiano di unificazione (UNI), in coordinamento con la società per azioni del Ministero dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 1, comma 1023, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ove costituita;
    9. h) fornire indirizzi per l’azione e coordinare le attività di assistenza alle vittime della strada e ai loro familiari;
    10. i) promuovere la formazione e l’aggiornamento degli operatori del settore;
    11. l) controllare periodicamente il rapporto tra costi e benefıci relativo al finanziamento delle attività previste dalla presente legge e i minori costi sociali derivanti dalle medesime attività;
    12. m) promuovere campagne di formazione, informazione e sensibilizzazione sulla sicurezza stradale.

     

    ART. 3.

    (Struttura e organico dell’Agenzia).

     

    1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è approvato il regolamento sull’organizzazione e sul funzionamento dell’Agenzia.
    2. L’Agenzia è costituita da un comitato direttivo, da una direzione generale e da un direttore generale.
    3. Il comitato direttivo è presieduto da un presidente designato dal Presidente del Consiglio dei ministri ed è formato da: tre membri designati dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, della salute e dell’interno; due rappresentanti della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni; tre rappresentanti per ciascuna delle organizzazioni economico-sociali degli utenti, del trasporto pesante di persone e di merci e degli automobilisti e un membro del Forum nazionale dei Giovani.
    4. La direzione generale è costituita da una segreteria generale, da quattro uffici dirigenziali e da sezioni periferiche territoriali, per complessive cento unità di personale, di cui almeno ottanta nelle sezioni periferiche con funzioni prevalentemente ispettive. Tutto il personale è trasferito all’Agenzia, tramite procedure di mobilità, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dagli altri Ministeri interessati, nonché dalle regioni e dagli enti locali.
    5. Il direttore generale è nominato dal comitato direttivo ed è scelto tra persone di riconosciute esperienza e professionalità nel campo della sicurezza stradale.

     

    ART. 4.

    (Finanziamento dell’Agenzia).

     

    1. Alla copertura dei costi di funzionamento dell’Agenzia si provvede con gli introiti derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie applicate per le violazioni dell’articolo 208 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, spettanti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con una quota pari al 2 per cento degli introiti delle sanzioni spettanti ai comuni, limitatamente alla somma superiore a 100.000 euro di gettito, ed in quota parte dalle imposte, già esistenti, provenienti dal settore dei trasporti.
    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

     

    ART. 5.

    (Materie di competenza dell’Agenzia).

     

    1. L’Agenzia ha competenza nelle seguenti materie:
    2. a) gestione delle strade;
    3. b) condotte di guida e sanzioni per le relative violazioni;
    4. c) costruzione e manutenzione dei mezzi di trasporto utilizzati sulle strade;
    5. d) regole di circolazione;
    6. e) assistenza alle vittime della strada;
    7. f) campagne di comunicazione sociale;
    8. g) formazione ed educazione stradale;
    9. h) diffusione e pubblicazione dei dati relativi alla circolazione e alla sicurezza stradali.

     

    ART. 6.

    (Comitato interministeriale per la sicurezza stradale).

     

    1. E` istituito il Comitato interministeriale per la sicurezza stradale, di seguito denominato «Comitato», che ha il compito di coordinare l’attività e di definire le linee programmatiche, per quanto attiene alla sicurezza stradale, cui si devono attenere i seguenti Ministri:
    2. a) Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
    3. b) Ministro dell’interno;
    4. c) Ministro della giustizia;
    5. d) Ministro della salute;
    6. e) Ministro dell’economia e delle finanze;
    7. f) Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
    8. g) Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
    9. Il Comitato è l’organo di gestione politica che condivide l’azione e l’attività dell’Agenzia. I Ministri di cui al comma 1 delegano un loro Sottosegretario di Stato in seno al Comitato.
    10. Il Presidente del Consiglio dei ministri nomina un Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla sicurezza stradale, il quale esercita le funzioni di presidente del Comitato.

     

    ART. 7.

    (Servizio pubblico della gestione delle strade. Contratto e carta dei servizi con obbligo di assicurazione).

     

    1. Indipendentemente dalla natura pubblica o privata del gestore, il servizio stradale e` un servizio pubblico e la messa a norma e la manutenzione programmata delle strade sono obbligatorie.
    2. E` obbligatorio un contratto di servizio nel quale sono indicati gli obblighi di gestione della strada o, nel caso che proprietà e gestione coincidano, un autodisciplinare di analogo contenuto.
    3. E` obbligatoria, altresì, l’adozione della carta dei servizi all’utenza, nella quale sono specificamente indicati gli obblighi verso l’utenza sia per quanto concerne la difesa attiva sia con riferimento alle condizioni di risarcimento del danno.
    4. L’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi danneggiati, già previsto per i proprietari dei mezzi in circolazione, è esteso agli enti proprietari e agli enti gestori delle strade quali responsabili per danno di cose in custodia. Ove gli enti proprietari o gestori non ottemperino a tale obbligo, l’Agenzia provvede a irrogare le prescritte sanzioni, compreso l’intervento sussidiario.

     

    ART. 8.

    (Istituto di prevenzione, ricerca e innovazione per la sicurezza stradale).

     

    1. E` istituito l’Istituto di prevenzione, ricerca e innovazione per la sicurezza stradale, di seguito denominato «Istituto», che si avvale, per la propria attività, del Centro sperimentale stradale dell’ANAS Spa e che opera coordinandosi con l’Agenzia.
    2. L’Istituto ha come scopo la raccolta di dati sull’incidentalità stradale e la relativa analisi e ha come principali settori di azione:
    3. a) la raccolta e l’analisi dei principali studi in materia di sicurezza stradale elaborati a livello nazionale e internazionale, con particolare attenzione agli studi dell’Unione europea;
    4. b) la raccolta e l’analisi delle migliori pratiche sviluppate a livello internazionale, con particolare riferimento all’Unione europea, volte a migliorare la sicurezza stradale;
    5. c) la raccolta e l’analisi dei dati di base dei sinistri stradali;
    6. d) l’investigazione autonoma e approfondita dei sinistri stradali mortali o con feriti gravi al fine di determinarne le cause e di elaborare eventuali contromisure utilizzando le più avanzate metodologie di analisi sviluppate a livello nazionale e internazionale, con particolare riferimento all’Unione europea;
    7. e) la costituzione, ai soli fini di ricerca, di una banca dati sui sinistri mortali e con feriti gravi.
    8. L’Istituto invia periodicamente all’Agenzia un rapporto contenente i principali risultati emersi dallo studio del fenomeno della sinistralità stradale e l’indicazione delle misure elaborate al fine di aumentare la sicurezza sulla strada.
    9. L’Istituto agisce in piena autonomia individuando annualmente i principali set- tori nei quali concentrare la sua attività di indagine, di ricerca e di analisi.
    10. Alle attività dell’Istituto possono partecipare i principali centri di ricerca, pubblici e privati, che si occupano di ricerche sulla sicurezza stradale a livello nazionale e internazionale, con particolare riferimento all’Unione europea. Altri soggetti, quali fondazioni, organizzazioni e associa- zioni, operanti nel settore della sicurezza stradale, appartenenti al settore pubblico, privato o del privato sociale, possono comunque collaborare con l’Istituto.
    11. Lo statuto e il regolamento dell’Istituto sono predisposti e approvati con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con l’Agenzia.

     

    ART. 9.

    (Consulta nazionale sulla sicurezza stradale).

     

    1. Alla Consulta nazionale sulla sicurezza stradale operante presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono attribuite le ulteriori funzioni di organo di consulenza dell’Agenzia, con emanazione di pareri obbligatori in materia. Lo statuto e il regolamento della Consulta sono predisposti e approvati con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con l’Agenzia.

     

    ART. 10.

    (Istituzione del Centro nazionale di assistenza alle vittime della strada).

     

    1. Al fine di ridurre l’impatto sociale degli incidenti stradali, è istituito, presso il Ministero della salute nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, il Centro nazionale di assistenza alle vittime della strada, di seguito denominato «Centro», con il compito di disciplinare, attuare e monito- rare gli interventi di urgenza per le grandi invalidità fisiche e psichiche derivanti da incidenti stradali, mediante l’elaborazione di strutture specialistiche in collaborazione con l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e con le imprese di assicurazione private, anche attraverso la stipula di apposite convenzioni con tali soggetti. L’Agenzia, d’intesa con il Ministero della salute, coordina le attività del Centro.
    2. Il personale assegnato al Centro, in sede di prima attuazione della presente legge, non può essere superiore a cinquanta unità, di cui almeno la metà da destinare al servizio ispettivo e di monitoraggio. Il personale è trasferito al Centro, tramite procedure di mobilità, dai Ministeri, enti, società, organizzazioni e consulenti pubblici e privati operanti nel settore dell’assistenza alle vittime della strada. Le strutture periferiche del Centro sono gestite dalle regioni, attraverso protocolli concordati con il medesimo Centro, al fine di assicurare l’uniformità di trattamento sul territorio nazionale.
    3. Il contributo al Servizio sanitario nazionale, pari al 10,5 per cento dei premi dell’assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi danneggiati, è destinato all’assistenza alle vittime della strada. Il gettito annuo di tale contributo è amministrato dal Centro, d’intesa con le regioni.

     

    Art.11.

    (Istituzione uffici periferici di coordinamento monitoraggio stradale)

     

    1. Al fine di tenere ben monitorato il fenomeno dell’incidentistica stradale è prevista l’istituzione di uffici periferici di coordinamento presieduti dal Prefetto di ciascun capoluogo, così da poter meglio raccordare l’impegno di tutte le forze di pubblica sicurezza che hanno competenza sul pattugliamento e presidio stradale.

     

    Art.12.

    (Clausola di invarianza finanziaria)

     

    1. Dall’attuazione del presente provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

     

  • Lavoro, rabbia e pazienza. Da “Il Fischietto e il Pallone”

    “Bisogna essere fortunati, non c’è dubbio, per diventare arbitri della massima serie e a maggior ragione arbitri internazionali. Ma la fortuna va intesa in questo senso: bisogna farsi trovare alla stazione quando il treno passa. E se il treno è in ritardo, se non arriva, non bisogna avere fretta e andare via. Bisogna insistere … Detto altrimenti, ci vuole tanto sacrifico, tanto lavoro, un po’ di rabbia e anche pazienza”.

    Marcello Nicchi in “Il Fischietto e il Pallone” 

  • Il futuro è dei giovani. La mia ultima riflessione da ‘giovane’.

    Dare continuità alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza ed a quelle per i giovani, dotandoci anche di strumenti legislativi e figure istituzionali di riferimento. Lascio con il rammarico della Legge Quadro sulle Politiche Giovanili. Ho vissuto dodici anni indimenticabili, unici, irripetibili.

    Alessandro Magno morì a 33 anni, intossicato dall’elleboro bianco, che veniva usato dagli antichi con la credenza che scacciasse i demoni dal corpo, ma aveva avuto il tempo di conquistare un impero, viaggiare fino ai limiti del mondo conosciuto, contemplare la vita e anche la morte, cosa che secondo il poeta Alfonso Gatto, devono  fare gli occhi di un giovane. Wolfgang Amadeus Mozart se ne è andato a soli 35 anni, dopo aver donato al mondo musica immortale. Stesso destino di Garcia Lorca, le cui parole scaldano ancora i cuori sensibili.

    Va anche detto però che il generale Custer quando massacrò donne, vecchi e bambini sul fiume del Sand Kreek, aveva solo 20 anni. L’imperatore Caligola, a termine della sua breve e dissennata vita, lasciò in eredità solo follia e crudeltà gratuita.

    L’essere giovani non è insomma necessariamente sinonimo di merito, talento e statura morale.

    Il problema sorge però, in particolare in Italia, quando è un’intera classe politica e dirigente a rassicurare di essere giovane dentro, senza più esserlo, e forse senza mai esserlo stato, pur di non mollare il potere, le cariche e talvolta sontuosi privilegi. Determinando in tal modo quell’incancrenirsi della vita pubblica che passa sotto il nome di gerontocrazia. Ovvero l’esclusione dalla vita pubblica, e dai mestieri delle le nuove generazioni, condannate al ruolo di comparse in un presente senza futuro.

    Scriveva Eugenio Montale in Trentadue variazioni, nel 1973: ‘’I giovani che si agitano un po’ dovunque non se ne rendono forse conto, ma il loro vero problema non è né sociale né economico. A loro non interessa più nulla, ecco il fatto’’.

    Per nulla togliere alla straordinaria capacità di leggere il mondo da parte del grande poeta, io la vedo diversamente.. E lo vorrei dimostrare con i numeri, quelli che noi del Forum abbiamo raccolto con l’Anci nella ricerca di Cittalia. Da essa emerge chiaramente che i giovani partecipano quando hanno l’opportunità di farlo, dove la politica è più umana e accessibile. Partecipano dunque alla vita politica e sociale del loro comune, ritenuto dal 90% dei giovani interpellati come l’istituzione più prossima al cittadino e in grado di rispondere in modo più efficace alle loro necessità.

    E ancora: sono oltre 26mila i giovani impegnati politicamente a livello locale, un dato in crescita rispetto al 2008.

    Parliamo di sindaci e vicesindaci, assessori, consiglieri che hanno un’età compresa tra i 18 e i 35 anni. Il 70% di questi ultimi si concentra soprattutto nei piccoli comuni con meno di 5mila abitanti.

    E poi vanno fatte altre considerazioni. Sono scomparse le scuole di formazione politica, che hanno segnato la storia del novecento. Le vecchie sedi di partito, luoghi dove la politica entrava nel quotidiano e coinvolgeva anche tantissimi giovani. Luoghi dove certo la politica diventava anche cieca ideologia, o professione fine a se stessa, però diciamocelo, la politica è una professione in senso di competenza: la macchina del governo non può essere improvvisata.

    Il mondo dell’informazione in generale non aiuta. I processi mediatici, il sensazionalismo, il talk show ridotto al pollaio, sempre le stesse facce in tv. Forse aiuterebbe se stessero più in parlamento meno negli studi televisivi.

    Qualcosa è però cambiato anche in parlamento, tanti giovani non si erano mai visti. Merito anche nostro, forse, che da anni solleviamo il problema del rinnovamento generazionale.

    E’ un dato di fatto: quello in carica è il Parlamento più giovane della storia della Repubblica italiana: con una età media di 45 anni alla Camera dei Deputati, e di 53 anni al Senato. La scorsa legislatura l’età media era rispettivamente di 54 anni e 57 anni. Ed è anche il Parlamento con il maggior numero di donne mai registrato: il 32% alla Camera e il 30% al Senato. Merito nostro? Diciamo che è merito di tutti coloro che hanno compreso che un Paese capace di futuro non può escludere i giovani dall’amministrazione della cosa pubblica.

    E soprattutto è adesso importante che i giovani in Parlamento riescano finalmente a realizzare quelle riforme attese da troppo tempo che possano garantire prospettive per tutti i giovani fuori dai palazzi.

    Serve, detto in altre parole, una classe dirigente che non sia giovane solo all’anagrafe, ma nelle azioni concrete, dimostrando audacia, coraggio, mancanza di timore reverenziale di fronte ai grumi di potere e alle rendite di posizione che bloccano il Paese; che abbia quel pizzico di follia e idealismo, caratteristiche tra le più belle e preziose della gioventù.

    Non si riflette mai abbastanza sul fatto che i patrioti e gli eroi che combatterono e sacrificarono la vita per fare l’Italia unita nella seconda metà dell’ottocento, e poi che la liberarono nel secondo dopoguerra, erano quasi tutti giovani. E non potranno che essere i giovani a far tornare grande il nostro Paese.

    C’è però un altro passaggio da dover compiere: l’equiparazione tra elettorato attivo e passivo. Questa è una battaglia di principio. Mi spiego: con la proposta di legge di modifica costituzionale, che abbiamo più volte presentato alle istituzioni, intendiamo introdurre l’equiparazione dell’età per eleggere e per essere eletti. Oggi alla Camera puoi votare a 18 anni, ma puoi essere eletto a 25.

    I giovani vanno fatti partecipare, non possono solo essere usati in campagna elettorale. Per questo ribadisco l’importanza di abbassare il diritto di voto a 16 anni. Di questa, come di molte altre proposte che potrebbero riavvicinare i giovani alla politica ovviamente non se ne parla, perché è molto più comodo così. Io ritengo invece che bisognerebbe discutere di cose concrete: il diritto di voto è un elemento chiave della partecipazione nei processi democratici.

    Alcuni studi dimostrano la correlazione tra la partecipazione precoce e durante la vita alle votazioni. L’Europa deve promuovere una cultura di partecipazione democratica, garantendo la democrazia sostenibile e partecipazione dei giovani nei processi democratici decisionali.

    L’Europa ha bisogno di concedere ai giovani i diritti che si adattano ai loro doveri, e l’Italia ne ha ancora più bisogno. Tutto questo andrebbe messo in stretta correlazione con l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo, e con una serie di altri provvedimenti.

    Nel 2011 il disegno di legge fu approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati, poi tutto si è fermato. Dobbiamo insistere, fare l’ultimo sforzo.

    E’ c’è un altro fronte aperto, nel mondo delle professioni.

    Il problema del ricambio generazionale investe un po’ tutti i settori della vita pubblica.

    Questo significa che gli anziani escludono i giovani con un sistema di cooptazione molto poco meritocratico. Basta guardare ancora una volta ai numeri: l’età media dei giornalisti professionisti è di 54 anni, i medici under 35 sono solo il 12%, mentre il 56% ha più di 50 anni e 11% più di 60 anni. E poi prendiamo i notai: una professione blindata, a numero chiuso, con pensione a 75 anni. Ce ne dovrebbe essere uno ogni settemila abitanti, di notaio, ma sono la metà. La concorrenza di fatto non esiste, e le tariffe restano salatissime. E queste sono le conseguenze, anche per le tasche dei cittadini, della gerontocrazia.

    C’è chi sostiene che l’anagrafe non è di per se stessa sinonimo di onestà e competenza politica. L’inesperienza e l’eccesso d’impeto in politica può costare caro, ai cittadini. E la competenza si acquisisce con gli anni”.

    Argomento che ha una elementi di verità. Sono d’accordo che “giovane” non è una categoria morale. Ritengo però che il ricambio generazionale sia l’antidoto all’autoreferenzialità della politica e delle classi dirigenti. il problema è che un trentenne che arriva in una posizione di comando poi ci resta trent’anni. Dovremmo evitarlo.

    Memento audere semper, dovremmo tornare alla saggezza dei latini; non è necessariamente vero che con il turn over generazionale determina il rischio di disperdere preziose competenze.

    Dovremmo dare continuità alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza ed a quelle per i giovani, dotandoci anche di strumenti legislativi e figure istituzionali di riferimento.

    In questi giorni mi sono soffermato sul dossier “DisOrdiniamo! La prima fotografia delle istituzioni centrali e delle risorse nazionali dedicate all’infanzia e all’adolescenza” realizzato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Emerge un quadro complesso che la stessa Autorità sintetizza in tre parole: frammentarietà, invisibilità e sostenibilità. Raccolgo l’appello del Garante Vincenzo Spadafora, e lo faccio mio, sull’esigenza di una figura di riferimento che abbia il compito di coordinare una cabina di regia che raccolga tutti i soggetti istituzionali che oggi operano in materia di infanzia e di adolescenza, spesso senza un obiettivo comune.

    Il Parlamento ed il Governo, nel 2016, dovrebbero regalarci questo. Assieme ad una legislazione sui giovani, che in Italia manca. Dal 2004 ad oggi si sono succeduti diversi disegni di legge, ma non si è mai arrivati all’approvazione. Le politiche giovani, soprattutto dal 2006 in poi, si sono “evolute” soprattutto in fase di elaborazione progettuale, tanto da riuscire a colmare il gap con gli altri Paesi europei (dove in molti casi esiste un Consiglio Nazionale dei Giovani). L’Italia dovrebbe fare qualche sforzo in più.

    In questi anni, dalla fondazione ad oggi, siamo riusciti a raggiungere traguardi importanti, alcuni visibili e altri meno. Questo no, ed è per questo che lascio la piattaforma con il rammarico di non aver raggiunto l’obiettivo della Legge Quadro sulle politiche giovani. È qualcosa che serve veramente per dare ordine e maggiore rappresentanza ad una generazione e all’associazionismo giovanile. Sono certo che chi arriva saprà centrare l’obiettivo, noi le basi le abbiamo realizzate.

    È la mia ultima riflessione da “giovane”. Tornerò ad occuparmi di politiche giovanili, anche al di là del Forum Nazionale dei Giovani – che domani formalmente lascio -, perché sono convinto che il futuro di questo Paese riparta dalla cultura, dal turismo e dall’investimento sui giovani. Buon 2016!

  • L’Italia si impegni per il diritto di voto a 16 anni

    I giovani vanno fatti partecipare, non possono solo essere usati in campagna elettorale. Per questo ribadisco l’importanza di abbassare il diritto di voto a 16 anni.

    I giovani vanno fatti partecipare, non possono solo essere usati in campagna elettorale. Per questo ribadisco l’importanza di abbassare il diritto di voto a 16 anni. Di questo, come di molte altre proposte che potrebbero riavvicinare i giovani alla politica ovviamente non se ne parla, perchè è molto più comodo così. Io ritengo invece che di cose concrete bisognerebbe discutere. Il diritto di voto è un elemento chiave della partecipazione nei processi democratici. Nella maggior parte dei paesi i giovani di età inferiore ai 18 anni, quando trovano un lavoro, pagano le tasse e sono perseguibili penalmente. Allo stesso tempo, non gli è consentito loro di votare. Alcuni studi dimostrano la correlazione tra la partecipazione precoce e durante la vita alle votazioni. L’Europa deve promuovere una cultura di partecipazione democratica, garantendo la democrazia sostenibile e partecipazione dei giovani nei processi democratici decisionali. L’Europa ha bisogno di concedere ai giovani i diritti che si adattano ai loro doveri, e l’Italia ne ha ancora più bisogno. Tutto questo andrebbe messo in stretta correlazione con l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo, e con una serie di altri provvedimenti.

  • IL 26 FEBBRAIO 2014, DIECI ANNI DI FNG

    26Il nostro compito, verso il Paese ed i giovani, sarà compiuto solo quando riusciremo ad esportare, nelle Istituzioni, il metodo Forum.

    La condivisione, il dialogo, la mediazione è quello che io ho sempre definito “metodo forum”, cercando – in questi anni – di far capire che gli organismi di rappresentanza giovanili sono molto importanti, soprattutto a livello territoriale. In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri abbiamo ancora molto lavoro da fare. Ma il nostro compito, verso il Paese ed i giovani, sarà compiuto solo quando riusciremo ad esportare, nelle Istituzioni, il metodo Forum. Ed allora potremo dire che anche i sogni, ogni tanto, diventano realtà.

  • BastaUnAttimo, “Formazione nelle scuole per favorire cultura della legalità e rispetto delle regole”

    Le Istituzioni, il Governo in primis, devono intervenire tempestivamente per porre rimedio ad un fenomeno che ha subito indubbiamente una recessione ma che, tuttavia, resta ancora gravissimo.

    In Italia non esiste, purtroppo, una diffusa cultura del rispetto delle regole e della sicurezza stradale. L’incidente avvenuto all’alba a Roma dove un pirata della strada ha travolto e ucciso una donna di 56 anni ne è la dimostrazione più lampante. Gente che provoca incidenti e poi scappa via, qualcosa che provoca non solo indignazione ma anche e soprattutto disgusto.

    La lista degli incidenti stradali, purtroppo, è sempre lunga. Anche questa mattina, in Friuli, uno studente diciottenne è stato travolto da un’auto mentre attraversava la strada, ed è in gravissime condizioni. Mentre nel pomeriggio un pulmino finisce fuori strada, un ragazzino muore e si registrano almeno 8 feriti.

    Le Istituzioni, il Governo in primis, devono intervenire tempestivamente per porre rimedio ad un fenomeno che ha subito indubbiamente una recessione ma che, tuttavia, resta ancora gravissimo. Non si può non immaginare che sia indispensabile, ad esempio, intervenire sulla formazione dei giovani in età scolastica, proprio per contribuire a favorire una cultura della legalità e della sicurezza stradale.

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